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#241 – Tutta la Palestina sotto assedio – Armadilla – Cooperazione internazionale, community welfare

#241 – Tutta la Palestina sotto assedio

Questa mattina, l’esercito israeliano ha ucciso cinque palestinesi in una moschea a Tulkarem, nella Cisgiordania occupata, portando a 16 il numero totale di morti in due giorni di operazioni tra Tulkarem, Jenin e la valle del Giordano. Questi attacchi segnano un’escalation critica nella regione. Funzionari israeliani temono che la Cisgiordania possa trasformarsi in un nuovo fronte di conflitto. L’escalation è alimentata anche dalle azioni dei coloni, sostenute da parte del governo di Netanyahu. Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che Israele è in guerra e ha suggerito l’evacuazione temporanea di civili palestinesi, parole che ricordano la situazione a Gaza. L’UE, attraverso Josep Borrell, ha richiesto sanzioni contro alcuni ministri israeliani per incitamento all’odio e crimini di guerra.

A Gaza, il WFP ha temporaneamente sospeso le operazioni dopo che uno dei suoi veicoli è stato colpito da proiettili vicino a un checkpoint israeliano. Nelle ultime 24 ore, 68 palestinesi sono stati uccisi da attacchi israeliani, inclusi bombardamenti su Khan Younis e Deir el-Balah, dove due bambini sono morti, e su Gaza City, dove otto persone sono bruciate vive in un hotel. Netanyahu ha accennato a una possibile sospensione parziale delle operazioni militari per consentire la vaccinazione contro la poliomielite, ma la proposta rimane vaga e contrastata all’interno del governo israeliano.

Questa mattina, quattro bombardamenti israeliani hanno colpito il villaggio libanese di Kfar Kila, distruggendo sei case e attività commerciali. In risposta a precedenti attacchi israeliani, Hezbollah ha rivendicato un attacco con droni sul quartier generale della Divisione Golan 210 e lanciato razzi contro diverse caserme israeliane.

Gli Houthi hanno accettato di permettere l’accesso a una petroliera danneggiata nel Mar Rosso, che rappresenta un grave rischio ambientale. Questa decisione garantisce una tregua temporanea nell’area per affrontare le preoccupazioni umanitarie e ambientali.

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