Audizione al Senato di UNDP e Armadilla su Cooperazione in Siria e Libano

In Analisi by Armadilla

Il 28 giugno 2017  Raghed Assi, Marina Lo Giudice e Marco Pasquini, rappresentanti di UNDP Libano, e Vincenzo Pira vice presidente di Armadilla sono stati ascoltati dalle Commissioni Esteri di Camera e Senato sulla situazione della cooperazione in Siria e Libano.

I parlamentari hanno ascoltato le relazioni e fatto domande sulla situazione dei rifugiati nella regione e sulle attività di cooperazione internazionale dell’Italia.

Il presidente Pierferdinando Casini ha ringraziato i rappresentanti di UNDP e Armadilla e assunto l’impegno di organizzare una missione parlamentare prima della fine dell’anno in Libano.

Ecco la relazione presentata da Armadilla :

Audizione informale presso Commissione esteri del Senato italiano del 28 giugno 2017

Armadilla, con i suoi partner istituzionali e della società civile  è presente in Siria e in Libano dal 2004.

Vuole contribuire con la sua azione  a costituire un “Sistema Italia” che operi con efficacia nel contesto della cooperazione internazionale favorendo il processo di promozione dei partenariati territoriali.

Collabora con UNDP, con OCHA , con UNICEF e con partner siriani e libanesi e ha favorito il coinvolgimento di enti locali italiani, regioni e comuni, che collaborano, nella prospettiva multilaterale , alla realizzazione di progetti di aiuti umanitari e di cooperazione allo sviluppo umano sostenibile.

Tale coinvolgimento obbliga a considerare la drammatica  situazione di guerra che in Siria  dura ormai da più di sei anni e rende instabile tutta la regione e il contesto mediterraneo.

Secondo un recente rapporto dell’UNHCR i rifugiati siriani sono per la maggior parte sfollati in Turchia, Giordania, Libano, Iraq ed Egitto e superano i sei milioni di persone. Solo una piccola percentuale è arrivata in Europa.

Nel corso degli ultimi sei anni, il conflitto ha distrutto l’economia della Siria, con perdite conseguenti di oltre 254 miliardi di dollari. La produzione di cibo è stata drasticamente ridotta: le terre coltivate sono diminuite del 40 % . L’accesso agli alimenti di prima necessità è precluso al 30 % della popolazione.

L’ indice di sviluppo umano (HDI) che nel 2011 era dello 0,646 nel 2015 è calato allo 0,472, portando la Siria dal gruppo di paesi classificati come “medio sviluppo umano” alla categoria di “basso sviluppo umano”. All’inizio del conflitto nel mese di aprile del 2011 l’aspettativa di vita è calata di più di 12 anni e la frequenza scolastica è scesa di oltre il 50 per cento.

Attualmente 13,5 milioni di siriani necessitano di assistenza umanitaria in Siria, tra cui 6,3 milioni di sfollati interni, 1,5 milioni che vivono in stato di assedio e altri 5 milioni di rifugiati siriani ospitati dai paesi vicini e nel resto della regione.

Il conflitto e la crisi umanitaria in Siria è caratterizzato dalla violazione continua e ripetuta dei principi del Diritto Umanitario Internazionale, approvato per limitare gli effetti dei conflitti armati sulla popolazione civile.

Almeno 66 operatori umanitari sono stati uccisi e 114 feriti nel 2016. Le parti in conflitto continuano a sottoporre i civili a continue molestie, arresti arbitrari, rapimenti, detenzioni e torture. Dall’inizio del conflitto, decine di migliaia di siriani sono scomparsi senza sapere come.

I bisogni umanitari hanno raggiunto un livello record e, in assenza di un processo di pace e di riconciliazione, tali bisogni continueranno a crescere in condizioni di estrema difficoltà e complessità e la comunità internazionale fa fatica a garantire la continuità dell’assistenza a livelli dignitosi ed efficaci. Le risorse stanziate, seppure ingenti non sono mai sufficienti.

Ammirevole e meritoria di attenzione e supporto la capacità del Libano, un paese grande quanto l’Abruzzo, di accoglienza di circa 1,5 milioni di siriani che sono fuggiti dal conflitto .  A questo dato vanno aggiunti 31.502 rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria, 35.000 Libanesi rientrati dalla Siria, e una popolazione preesistente di 277.985 rifugiati palestinesi in Libano.

Ciò comporta l’esigenza di fornire sostegno immediato alle famiglie vulnerabili, ma è indispensabile gestire l’offerta di beni e servizi per una popolazione interna che è cresciuta a dismisura, dovendo affrontare allo stesso tempo tensioni sociali che si sono create tra la comunità rifugiata e quella ospitante.

Come fare ?

Capire che la strategia assistenziale da sola non è sufficiente a risolvere il problema: se da una parte salvare vite umane nelle situazioni di emergenza è un imperativo etico dall’altra occorre chiedersi il perché di tali situazioni, quali sono le cause strutturali che provocano tali emergenze e cosa fare per prevenire conflitti e catastrofi umanitarie.

È doveroso che le entità internazionali che si occupano di aiuti umanitari non si accontentino del ruolo di “salvatrici di vite umane” ma si pongano il problema delle cause delle guerre e carneficine.

Armadilla, sin dal 2011, ha denunciato il fatto che la scelta della guerra e della militarizzazione del conflitto non fosse una scelta adeguata per risolverlo.

Ha preso pubblica posizione e auspicato che gli sforzi delle Nazioni Unite, gli ultimi di Staffan de Mistura, per trovare una soluzione pacifica e mediata prevalessero. Perseguire come obiettivo immediato una “tregua permanente in Siria”, per permettere “misure per ricostruire la fiducia” tra le parti in guerra, individuando una “scadenza temporale per la cessazione di qualsiasi sostegno a tutti i combattenti stranieri” che nel frattempo dovranno lasciare la regione.

È importante sottolineare l’urgenza di una presenza efficace delle entità italiane coinvolte per contribuire a realizzare quanto la legge 125/2014 auspica : la realizzazione di un “sistema Italia” protagonista efficace nell’ambito della cooperazione internazionale.

Il coinvolgimento attivo di altre Regioni ed Enti locali per raccordare in un percorso condiviso i diversi soggetti attivi del proprio territorio (associazioni, piccole e medie imprese; cooperative, imprese sociali; università ed istituti di formazione, ricerca e informazione; scuole; istituti di credito; enti per il commercio; municipalizzate e pubblici servizi; sindacati ed associazioni di categoria; comunità di immigrati; ecc.).

In questo contesto un ruolo importante è stato assunto dall’Amministrazione Comunale di Bologna che ha partecipato sin dal suo nascere al Programma di cooperazione territoriale con il Medio Oriente, coinvolgendo proprie strutture, istituzioni, enti ed associazioni del territorio, in iniziative di cooperazione internazionale rivolte alla popolazione siriana ed ai profughi siriani presenti in Libano e Siria e il Consiglio comunale ha ufficializzato con una propria deliberazione la partecipazione a tale programma.

Numerose entità del territorio di Bologna hanno incontrato partner siriani e libanesi per identificare possibilità di collaborazione in progetti condivisi elaborati in giornate seminariali a Beirut e si è costituito un Comitato scientifico per orientare e supervisionare tale processo e un omologo comitato si è costituito con esperti libanesi e siriani per avviare un dialogo e confronto e costruire insieme progettualità condivise.

A tale comitato partecipano i partner italiani del programma territoriale ed è coordinato dal direttore del Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Bologna, la Fondazione ASPHI, il Centro protesi INAIL di Vigorso di Budrio, l’Istituto di Riabilitazione di Montecatone di Imola specializzato nella riabilitazione intensiva delle persone colpite da gravi lesioni midollari o cerebrali acquisite, di origine traumatica, la cooperativa sociale OPEN Group e l’associazione Annulliamo la distanza.

Armadilla auspica che il sistema di cooperazione italiana, DGCS e AICS in particolare,  sia promotore di questo processo di cooperazione territoriale, che intende con i partner coinvolti, ampliare  la possibilità di cooperazione con altri paesi della regione e del Mediterraneo. Il partenariato tra territori deve diventare sempre più una efficace modalità di cooperazione internazionale per valorizzare le esperienze di successo esistenti e rendere possibile la replicabilità in diversi contesti, facendo riferimento anche ad azioni rivolte ai migranti e richiedenti asilo presenti nell’aree  metropolitane italiane, come nuovi soggetti di cooperazione internazionale.