Guerra in Siria : armi chimiche e quarto potere

In Siria e Libano News by Armadilla

In tanti ci hanno chiesto di commentare, come Armadilla, la notizia che è in tutti i notiziari come più importante:  il 4 aprile nella cittadina di Khan Shaykhun nella provincia siriana di Idlib, vi è stato un  bombardamento aereo e ha provocato la diffusione di gas tossici che hanno ucciso decine di bambini, donne e civili inermi.

Il cordoglio e la solidarietà per le vittime non deve cancellare l’esigenza di capire puntualmente come ciò è avvenuto e di chi è la responsabilità.

Non è facile fare ciò nel contesto di una guerra che dura da sei anni, con circa mezzo milione di morti, milioni di feriti, invalidi, sfollati in Siria o rifugiati nei paesi esteri.

In questi anni Armadilla ha continuato a svolgere attività di cooperazione e aiuti umanitari con la popolazione siriana.

Si è constatato che in una guerra la prima vittima è la verità. La propaganda fatta dalle diverse parti in conflitto costruisce false notizie o prove manipolate per incolpare la parte avversa, in accordo con gli interessi geo politici di grandi potenze regionali o mondiali, volendo obbligare tutti a iscriversi in una tifoseria tra le parti e neanche considerare la possibilità di altre opzioni.

Diverse organizzazioni internazionali e singoli governi, tra cui Unione Europea e Stati Uniti, hanno accusato il governo del presidente siriano Bashar al Assad di essere il responsabile dell’attacco a Idlib, e che ciò non sarebbe la prima volta che si utilizzano armi chimiche e che per questo Assad debba essere giudicato per crimini di guerra.

Il governo russo e quello siriano, hanno affermato che i gas sono fuoriusciti da un deposito di armi dei ribelli colpito dall’aviazione siriana.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite discuterà una mozione di condanna presentata da Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito, che accusano il governo siriano. In tale documento si chiede al governo siriano di “cooperare pienamente con il meccanismo di inchiesta e con Onu e Opac. Di fornire i dati dei voli militari del giorno dell’attacco, i nomi degli individui al comando di squadre ed elicotteri, e accesso alle basi aeree da cui si è supposto siano state lanciate armi chimiche”.

Di fatto non è facile distinguere le fonti di propaganda delle diverse parti in conflitto e capire come sono andati realmente i fatti tanto più in questa situazione dove le fonti di informazioni che hanno denunciato la tragedia sono rappresentanti di una parte di questo conflitto. Questo a noi di Armadilla ci obbliga alla prudenza e molta.

Episodi successi in passato vengono ricordati per richiamare a una certa prudenza. Anche il 21 agosto 2013 il governo siriano fu accusato di aver usato armi chimiche  nell’area del Ghouta, a est di Damasco.

Da una accurata inchiesta  fatta del premio Pulitzer Seymour Hersh risultò che l’attacco chimico fu compiuto dai “ribelli” anti Assad per provocare l’intervento diretto degli USA in Siria. Obama si fermò all’ultimo momento bloccando l’intervento militare, quando fu chiaro che il gas usato nell’attacco non corrispondeva ai lotti dell’arsenale chimico di Damasco.

Troppe volte si è parlato della presenza importante di  forze moderate, di “ribelli democratici” da appoggiare, ma alla prova dei fatti si è capito che la maggior parte di questi i “ribelli”  erano jiadisti  e che la Nato ha appoggiato gruppi che poi sono entrati a far parte dell’ISIS.

Come dimenticare come è nata la giustificazione per la seconda guerra del Golfo quando il Segretario di Stato americano Colin Powell mostrando al mondo intero  in televisione una provetta dichiarò che : “Questa è la prova dell’utilizzo di armi di distruzione di massa  del Presidente Saddam Hussein …”.  Da lì la catastrofe in Iraq. Peccato che qualche anno dopo, sia gli americani sia gli inglesi hanno dovuto constatare l’assenza di tali armi, mai esistite in Iraq.

È doveroso che le entità internazionali che si occupano di aiuti umanitari non si  accontentino del ruolo di “salvatrici di vite umane” ma si pongano il problema delle cause delle guerre e carneficine.

Armadilla, sin dal 2011, ha denunciato il fatto che la scelta della guerra e della militarizzazione del conflitto non fosse una scelta adeguata per risolverlo.

Ha preso pubblica posizione e auspicato che gli sforzi delle Nazioni Unite, gli ultimi di Staffan de Mistura,  per trovare una soluzione pacifica e mediata prevalessero.

Perseguire come obiettivo immediato una  “tregua permanente in Siria”, per permettere “misure per ricostruire la fiducia” tra le parti in guerra, individuando una “scadenza temporale per la cessazione di qualsiasi sostegno a tutti i combattenti stranieri” che nel frattempo dovranno lasciare la regione.

“Creare le condizioni per la costituzione di un organo di governo di transizione che  avrà poteri assoluti per tutte le questioni militari e di sicurezza e supervisionerà il Consiglio militare congiunto”, come recita il documento proposto dall’ONU.

E lavorare con fermezza per questa fase di transizione che deve concludersi con la convocazione di “elezioni presidenziali e legislative sponsorizzate dalle Nazioni Unite, che dovranno offrire anche un sostegno tecnico”.

Il successo del processo per portare la Siria finalmente ad una pace permanente, si sottolinea nella bozza del piano delle Nazioni Unite, dipende dal “sostegno che sarà dato dalle parti regionali e internazionali” attraverso “un gruppo di contatto” che aiuterà l’inviato Onu.

Armadilla auspica che la riunione di questi giorni a Bruxelles e l’analisi del Consiglio di sicurezza dell’Onu contribuiscano a favorire tale processo e possono riportare a condizioni di stabilità e non belligeranza il Medio Oriente e si privilegi il confronto diplomatico e politico scommettendo su relazioni pacifiche e non su quelle belliche o propagandistiche di parte.