Uguaglianza di genere nella cooperazione internazionale – Quaderno di Armadilla

In Cooperazione Internazionale by Armadilla

Il Quaderno Armadilla ,  n. 11/2016  lo potete leggere integralmente nel link :

http://armadilla.coop/wp-content/uploads/2015/02/Quaderno-Armadilla-n-11_2016_Donne_Cooperazione.pdf

“… Nella promozione di partenariati, nei diversi paesi in cui Armadilla ha operato, l’attenzione agli aspetti relativi alle pari opportunità, al combattere ogni discriminazione e valorizzare il protagonismo delle donne e, attraverso di esse,  dei minori, delle persone con disabilità, delle minoranze etniche sono stati sempre aspetti prioritari e fondamentali.

Affrontando la questione di “genere” ci riferiamo alla necessità di uguaglianza giuridica e sociale fra uomini e donne, rivendicando e valorizzando le differenze ma stabilendo, nel rispetto delle basi culturali locali, l’esigenza di una corretta relazione fra i sessi.

Tale esigenza nasce dal constatare che nonostante vi siano stati miglioramenti negli ultimi decenni le discriminazioni di genere ancora esistono e in alcune regioni del mondo ledono i diritti fondamentali della persona.

I dati statistici che le Nazioni Unite divulgano periodicamente denunciano che a parità di lavoro le donne hanno in media una remunerazione inferiore rispetto agli uomini che varia tra il 10 e il 30%.

Nel mondo le donne svolgono i 2/3 del lavoro guadagnando appena il 5% del reddito globale e possiedono meno dell’1% delle proprietà. Fin da bambine le donne nei paesi poveri devono subire un carico di lavoro notevolmente superiore a quello dei maschi e per questo molto spesso debbono rinunciare all’istruzione.

Nella maggioranza dei paesi poveri la forza lavoro femminile è concentrata nel settore agricolo. In molti paesi africani le donne costituiscono il 60% della forza lavoro agricola e producono fino all’80% delle derrate alimentari.

Altro aspetto nell’analisi del divario tra uomo e donna riguarda la presenza femminile ai vertici delle grandi aziende. Sul totale di tutti gli amministratori delegati ai vertici delle compagnie nella lista fatta dalla rivista Fortune, solo il 5% è donna.

Particolarmente simile a quest’ultimo caso, inoltre, è la questione della partecipazione delle donne alla politica. Stando a dati forniti dalle Nazioni Unite, infatti, la presenza femminile globale nei parlamenti è pressoché raddoppiata negli ultimi 20 anni. Ma, nonostante tutto, tale aumento si traduce con una poco incoraggiante presenza media (sul totale dei parlamentari) del 22%.

Ancora, una maggiore attenzione globale dovrebbe essere dedicata al tema dell’istruzione, con molte giovani ragazze in tutto il mondo impossibilitate dalla povertà, dalla famiglia o dal pregiudizio a proseguire gli studi dopo un certo livello.

In molti Paesi del mondo un gran numero di donne ricorre ancora ad aborti clandestini e in condizioni igieniche al limite del disumano, rischiando spesso la vita. Il diritto alla salute è messo a rischio anche dalle mutilazioni genitali femminili – o dal matrimonio precoce, altra piaga cui moltissime ragazze sono costrette ogni anno – pratiche purtroppo ancora oggi molto diffuse.

Le disparità vengono mostrate chiaramente dal bilancio sulla mortalità materna: ogni minuto muore una donna a causa di complicazioni legate alla gravidanza e al parto. La vasta maggioranza – più del 95 per cento – di queste donne è povera e arriva da paesi poveri.  Nei paesi tecnologicamente avanzati, è più probabile che coloro che appartengono alle minoranze razziali ed etniche siano povere e debbano superare ostacoli maggiori per poter ottenere accesso ai servizi sanitari.

Consideriamo che la cooperazione internazionale abbia un ruolo molto importante per combattere le discriminazioni e, in accordo a quanto proposto in diverse conferenze internazionali, considerare la parità di genere un “mainstreaming”. Con questa parola inglese si intende definire una  strategia antidiscriminatoria in cui il perseguimento del principio di non  discriminazione di genere non viene più visto come un  obiettivo da raggiungere di per sé, come fosse  una specifica area di intervento, ma, piuttosto,  come un principio che si integra con tutti i possibili settori di intervento di cooperazione.

Il concetto di mainstreaming di genere fu proposto per la prima volta nel 1985, in occasione della terza Conferenza mondiale sulle donne svoltasi a Nairobi. L’idea è stata sviluppata nella comunità di sviluppo delle Nazioni Unite ed è stata formalmente presentata nel 1995, alla quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino.

In accordo alla definizione data dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite : “il mainstreaming, in una prospettiva di genere, è il processo di valutazione delle implicazioni per uomini e donne di ogni azione pianificata, compresa la legislazione, le politiche o programmi, in tutti i settori e a tutti i livelli. Si tratta di una strategia che a partire della progettazione, attuazione, monitoraggio e valutazione delle politiche e dei programmi in tutti gli ambiti politici, economici e sociali fa in modo che le donne e gli uomini possano beneficiare in ugual misura dell’uguaglianza e che la disuguaglianza non si perpetui . L’obiettivo finale è quello di raggiungere la parità tra i sessi.”

Per raggiungere tale parità si propongono azioni che aumentino il protagonismo delle donne nella comunità locale e nella società promuovendo le condizioni per  attribuire loro maggior potere e responsabilità (empowerment).

Il sistema internazionale deve aiutare a proteggere i diritti delle donne in molti paesi dove i governi falliscono nell’adempiere ai loro doveri. A livello nazionale, in molti paesi ci sono leggi per difendere i diritti delle donne e promuovere l’uguaglianza di genere, tuttavia, queste leggi non migliorano la vita delle donne se non sono applicate. Non ci sono motivazioni legittime per spiegare perché i governi falliscono nell’applicare pienamente – e rendere effettive – le leggi nazionali e internazionali promulgate negli ultimi decenni per porre fine alla discriminazione e alla violenza contro le donne. Una cosa è certa: uguaglianza e diritti potranno essere raggiunti quando le donne parteciperanno attivamente al processo politico e quando la loro voce sarà ascoltata. Nel nostro piccolo, con le nostre attività di cooperazione internazionale, vogliamo contribuire a raggiungere questi obiettivi.

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