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Cooperazione internazionale dell’Italia : prospettive future

Se questo tema deve avere una maggior attenzione e divenire prioritario è meglio prevedere l’istituzione di una Commissione speciale per la cooperazione con parlamentari che si occupino nella loro attività, prioritariamente, di questo settore.

L’altro punto rilevante delle nuove proposte di legge sulla cooperazione italiana – il più difficile, controverso e discusso – è la nascita dell’Agenzia per la funzione di gestione. Su questo punto è importante fare una ulteriore e pubblica istruzione per definire ogni minimo aspetto di identità, funzionamento e inter – relazione con le altre entità citate nella proposta di legge.

Occorre predisporre le cose per evitare che si crei un doppio binario tra la diplomazia tradizionale nei territori di competenza e l’azione dell’Agenzia che opera per la cooperazione amministrando milioni di Euro e gestendo rapporti che sono sempre anche politici e diplomatici. Importante l’elaborazione programmatica e la definizione delle metodologie di lavoro. Su questo occorre fare chiarezza prima della costituzione dell’Agenzia.

Occorre definire come incidere a livello comunitario affinché vi sia un reale coordinamento delle attività evitando di tornare a delegare tale materia agli stati nazionali. Condividere a livello multilaterale progettualità per il raggiungimento degli obiettivi generali condivisi.

Sono diversi anni, ormai, che la lentezza e la scarsa trasparenza delle procedure in vigore rappresentano il principale ostacolo che la DGCS deve affrontare per poter sviluppare un’azione più efficace e coerente. I tempi, spesso lunghissimi, che intercorrono tra le diverse fasi delle istruttorie dei progetti rendono molto difficoltoso realizzare in modo credibile i progetti promossi e quelli affidati e praticamente impossibile utilizzare lo strumento degli aiuti di emergenza nell’ambito della cooperazione bilaterale.

Di fronte a questa grave situazione non è sufficiente invocare l’approvazione di una nuova legge. Indipendentemente dalla sua approvazione, occorre confrontarsi da subito con le problematiche sottese all’identificazione di modalità e strumenti compatibili con i tempi e le caratteristiche operative della cooperazione internazionale.

La stessa scarsità delle risorse umane costituisce un motivo in più per “ridisegnare” un sistema di procedure in grado di funzionare a partire dalla condizioni date.

Un secondo tema, strettamente collegato con quello anteriore, riguarda l’adozione di nuovi strumenti operativi capaci di riattivare in modo sostanziale la nostra cooperazione bilaterale e di rendere più agile l’utilizzazione del canale multilaterale.

Altro aspetto riguarda il riconoscimento dei “nuovi attori” della cooperazione e come fare sistema tra tutti.

E qui si parla di cooperazione decentrata che è riduttivo, dome invece afferma il MAE, che sia quella che realizzano gli enti locali.

´E qualcosa di più importante e pretenzioso. Significa si il promuovere un reale decentramento di funzioni da uno Stato centralista a realtà locali dove la partecipazione e il coinvolgimento dei differenti attori sia più efficace.

Ma questo nuovo orientamento si basa su alcuni punti fondamentali e innovativi :

  • Riconoscere la molteplicità degli attori nel settore della cooperazione allo sviluppo : pubblici, privati, locali, nazionali e internazionali;
  • Il dialogo, la concertazione e la ricerca di obiettivi comuni tra questi differenti attori;
  • La più ampia partecipazione diretta come finalità e metodologia operativa;
  • L’appoggio allo sviluppo istituzionale e la formazione di questi attori;
  • La gestione locale e decentralizzata degli interventi;
  • Il vincolo e interazione definita tra il locale e il globale;
  • Il passaggio da una visione di sviluppo meramente quantitativo (l’aumento delle ricchezze porterà benessere a tutti) a una visione qualitativa (rispetto dei diritti umani e sviluppo sostenibile).
    Questa visione porta a un impegno di revisione dei nostri modelli di vita; a impostare il lavoro di solidarietà con un radicamento locale ma con una visione globale.